Su IlSussidiario.tv, il generale Marco Bertolini, già comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, ha analizzato le crescenti tensioni in Medio Oriente, soffermandosi sul ruolo strategico dello Stretto di Hormuz e sulle possibili evoluzioni militari e diplomatiche. Bertolini ha spiegato che un eventuale pedaggio imposto dall'Iran sul transito nello stretto rappresenterebbe non solo un vantaggio economico per Teheran, ma soprattutto un'affermazione di controllo strategico su uno snodo cruciale per il rifornimento globale di energia, con ripercussioni significative sui mercati internazionali. Ha poi evidenziato la centralità dell'isola di Kharg, definita come il principale punto di esportazione degli idrocarburi iraniani: un'eventuale operazione militare statunitense in quell'area risulterebbe estremamente complessa e costosa, sia per la posizione geografica sia per la capacità difensiva iraniana. Secondo il generale, il rafforzamento militare americano nell'area non sarebbe solo deterrenza, ma anche una strategia ambigua che potrebbe preludere a un intervento improvviso, come già avvenuto in passato. Sul piano diplomatico, ha sottolineato l'assenza di un vero compromesso: le richieste statunitensi limiterebbero la sovranità iraniana, mentre Teheran rivendica autonomia sul nucleare e sui missili, oltre al controllo dello stretto. Bertolini ha inoltre osservato che l'Iran dispone ancora di capacità militari rilevanti, in particolare missilistiche, e continua a esercitare pressione su Israele. Infine, ha inquadrato il conflitto in una dimensione più ampia, legata agli equilibri globali tra Stati Uniti, Cina e Russia, evidenziando come la regione sia centrale anche per le rotte energetiche e commerciali mondiali. #MedioOriente #Iran #StrettoDiHormuz #Geopolitica #USA #Israele